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Business to Agent: il marketing che si dichiara alle macchine

In breve Per decenni il marketing ha avuto un solo destinatario: una persona da convincere. Sta arrivando un secondo destinatario, che non si convince e non si emoziona: un agente AI che legge, confronta, decide e agisce per conto di qualcuno. È il passaggio dal Business to Consumer al Business to Agent. In questo mondo non vince chi persuade meglio, ma chi è più leggibile: chi dichiara la propria identità, la propria offerta e i propri valori in dati strutturati, così che un agente li tratti come fatti e non debba indovinarli. Il marketing smette di essere solo retorica e diventa anche architettura.

Il destinatario del marketing sta cambiando

Tutto il mio ragionamento nasce da un'intuizione semplice, che ho dal primo giorno: il marketing è sempre stato un atto rivolto a qualcuno. Per un secolo quel qualcuno è stato una persona, con la sua attenzione da catturare, le sue emozioni da muovere, le sue obiezioni da sciogliere. Abbiamo chiamato quel rapporto Business to Consumer, e poi Business to Business quando dall'altra parte c'era un'azienda. In entrambi i casi, però, l'ultimo metro lo percorreva sempre un essere umano che leggeva, guardava, decideva.

Quel presupposto si sta incrinando. Una quota crescente di decisioni non passa più direttamente per un occhio umano, ma per un sistema che agisce al posto suo: un assistente che cerca un fornitore, confronta opzioni, filtra, sintetizza e, sempre più spesso, compie l'azione successiva. Il destinatario del messaggio non è più solo la persona. È anche la macchina che la persona ha delegato. Lo chiamo Business to Agent.

Cos'è il Business to Agent, e cosa non è

Business to Agent non significa parlare con un chatbot, né mettere un assistente virtuale sul proprio sito. Significa riconoscere che, tra te e il tuo cliente, si sta inserendo un terzo soggetto: un agente software che legge il mondo per conto di un umano e gli arriva con una risposta, una rosa ristretta, a volte una scelta già fatta.

Questo agente non si comporta come un visitatore. Non scorre la tua homepage, non si lascia guidare dalla gerarchia visiva, non viene trattenuto da un'immagine forte. Interroga, estrae, confronta. Cerca fatti dichiarati, non impressioni. E quando non trova fatti chiari, non si ferma: indovina. È in quel margine di interpretazione che oggi si perdono, o si vincono, le occasioni.

Il termine non è mio: «Business to Agent», o B2A, sta emergendo a livello internazionale - da IBM a Kantar fino all'ecosistema di Y Combinator - per descrivere proprio questo spostamento. Quello che provo ad aggiungere è una lettura precisa: non solo «ottimizzare per gli agenti», ma dichiarare la propria identità in modo che una macchina la tratti come fatto. È la differenza tra farsi trovare e farsi riconoscere.

Il marketing è sempre stato un atto di traduzione

Visto così, il Business to Agent non è una rottura, è una continuazione. Il marketing è sempre stato un lavoro di traduzione: prendere ciò che un'impresa è e renderlo comprensibile a chi sta dall'altra parte, nel linguaggio e nei codici di quel destinatario. Cambiavano i canali, la radio, la stampa, la televisione, il web, ma il gesto era lo stesso: tradurre l'identità in qualcosa che il ricevente potesse capire.

Philip Kotler ha raccontato questa storia come una successione di ere: dal marketing centrato sul prodotto (1.0) a quello centrato sul consumatore (2.0), fino al marketing guidato dai valori (3.0), alla svolta digitale (4.0) e infine a Marketing 5.0: Technology for Humanity (2021), che mette l'intelligenza artificiale al centro della relazione. In tutte queste ere, però, la tecnologia restava uno strumento al servizio di un destinatario umano. Il Business to Agent introduce la rottura che nessuna di quelle ere aveva previsto: la macchina non è più solo lo strumento, è anche il destinatario.

Oggi cambia il ricevente, e quindi cambia il codice. Tradurre la propria identità per una macchina non vuol dire scrivere testi più persuasivi: vuol dire renderli leggibili come dati. Per un agente, la forma più chiara in cui puoi dire chi sei non è una frase ben scritta, è una dichiarazione strutturata, machine-readable, che non lascia spazio all'ambiguità. È lo stesso principio su cui lavoro da sempre: un'entità è citabile e affidabile per un sistema AI non in base a quanto contenuto produci, ma a quanto sei leggibile.

Il caso Patagonia: dai valori ripetuti ai valori dichiarati

Mi piace partire da Patagonia, perché è l'esempio più nitido di cosa significhi diventare inseparabili dai propri valori agli occhi di una macchina. Se oggi chiedi a un modello linguistico chi produce abbigliamento outdoor sostenibile, il nome compare quasi sempre. Non per caso: in miliardi di pagine lette, le parole «sostenibile», «etico» e «Patagonia» sono diventate statisticamente inseparabili. L'azienda ha costruito quell'associazione con decenni di coerenza: nel 2018 ha riscritto la propria ragione sociale in una frase netta, «We're in business to save our home planet», e nel settembre 2022 il fondatore Yvon Chouinard ha trasferito l'intera proprietà a un trust e a un'organizzazione no-profit - la Patagonia Purpose Trust e la Holdfast Collective - dichiarando che «la Terra è ora il nostro unico azionista».

E qui arriva il dettaglio che cambia tutto, ed è il cuore del mio ragionamento dal primo giorno. Patagonia non ha lasciato quella frase soltanto nei testi scritti per gli esseri umani: l'ha messa nei dati. Nel JSON-LD del suo sito europeo, il markup Organization con cui l'azienda si descrive alle macchine, il campo owner - quello che di norma indica una holding o una persona - non riporta una società. Riporta la stringa "The Earth".

{
  "@type": "Organization",
  "name": "Patagonia",
  "owner": "The Earth"
}

Non è un dato anagrafico, è una dichiarazione. Un agente che legge quel markup non deve interpretare il manifesto, le interviste o i comunicati per capire chi controlla l'azienda e perché esiste: lo trova affermato come fatto, in un linguaggio che processa senza ambiguità. È la missione tradotta nella lingua delle macchine.

Questo è esattamente il Business to Agent. Non sperare che un modello deduca i tuoi valori dopo aver letto mille pagine, ma dichiararli nella struttura, dove un agente li legge come affermazioni verificabili. Patagonia ha avuto decenni di coerenza per rendere quei valori inseparabili dal proprio nome; la dichiarazione strutturata mette quella stessa possibilità - affermare chi sei e cosa rappresenti perché una macchina lo tratti come fatto - alla portata di chiunque sia disposto a strutturare i propri dati. È la differenza tra una scommessa sul volume e sul tempo, che vincono in pochi, e un atto di sovranità sulla propria narrativa.

Dalla persuasione alla dichiarazione

È qui che il marketing cambia natura. Verso una persona, lo strumento principale è la persuasione: ordino gli argomenti, scelgo le immagini, costruisco un percorso emotivo che porti a una decisione. Verso un agente, la persuasione conta poco. Un agente non si emoziona, non risponde al tono, non si lascia trattenere. Quello che cerca è una dichiarazione coerente e verificabile: chi sei, cosa offri, a quali condizioni, con quali prove.

Non significa che la persuasione muoia. La persona resta, e l'ultimo sì lo dice ancora lei. Significa che, prima della persuasione, si apre un livello nuovo: quello della leggibilità. Se l'agente non ti seleziona, non arrivi nemmeno alla fase in cui potresti convincere. La dichiarazione strutturata diventa la condizione di accesso alla persuasione, non un'alternativa.

Cosa fa un agente che un motore di risposta non fa

Negli ultimi mesi molti hanno iniziato a parlare di come comparire nelle risposte dell'AI: farsi citare quando qualcuno chiede un consiglio a ChatGPT, Gemini o Perplexity. È un primo livello, ed è reale: quel livello ha ormai un nome e una letteratura, la Generative Engine Optimization, formalizzata in un lavoro presentato a KDD 2024 che mostra come un'ottimizzazione strutturata dei contenuti possa aumentarne fino al 40% la visibilità nelle risposte generative. Ma l'agente va oltre la citazione. Un motore di risposta ti nomina; un agente ti seleziona e poi agisce: confronta condizioni, verifica disponibilità, prepara o avvia una transazione per conto dell'utente.

Questo alza la posta sui dati. Per essere citati basta essere descritti in modo chiaro. Per essere scelti da un agente che deve agire servono dati operativi: identità univoca, offerta tipizzata, condizioni, disponibilità, prove di affidabilità. Quello che per un motore di risposta era un di più, per un agente diventa il presupposto. Senza quei dati, l'agente non può fidarsi abbastanza da procedere, e passa oltre.

E non è uno scenario teorico. Nel giro di poco più di un anno è nata un'infrastruttura perché gli agenti possano agire e pagare: il Model Context Protocol di Anthropic (novembre 2024) per collegarli ai dati e agli strumenti, l'Agent Payments Protocol di Google e iniziative come Visa Intelligent Commerce e Mastercard Agent Pay (2025), fino all'Instant Checkout di OpenAI dentro ChatGPT, costruito con Stripe (settembre 2025), che permette di concludere un acquisto senza uscire dalla conversazione. Con oltre 700 milioni di persone che usano ChatGPT ogni settimana, l'agente che agisce non è una promessa lontana: è già sulla porta.

L'entità diventa l'interfaccia del brand

La conseguenza è netta: la tua entità, l'insieme strutturato e collegato di chi sei e cosa offri, diventa l'interfaccia attraverso cui gli agenti ti incontrano. Non il sito come pagina da guardare, ma l'entità come superficie da interrogare. È la versione machine-readable del brand: l'infrastruttura che permette a un agente di passare dal trovare una soluzione all'agire su di essa.

Per chi fa marketing è un ribaltamento di prospettiva. Per anni abbiamo progettato ciò che l'utente vede. Adesso dobbiamo progettare anche ciò che l'agente legge, e i due piani non coincidono. Un sito può essere bellissimo per una persona e illeggibile per una macchina. Un'entità ben costruita lavora su entrambi: comunica all'umano e dichiara all'agente.

La fiducia smette di essere percezione e diventa struttura

C'è un ultimo spostamento, ed è il più profondo. Verso le persone, la fiducia si costruisce con segnali: un brand curato, recensioni, riprova sociale, autorevolezza percepita. Verso un agente, la fiducia si costruisce con la verificabilità. Un dato collegato a una fonte stabile, una partita IVA che corrisponde a un registro, un'identità ancorata a entità riconosciute vale più di qualunque aggettivo.

È un mondo in cui la fiducia non si suggerisce, si dimostra nella struttura. Il sameAs che collega il tuo profilo a un registro ufficiale, l'ancoraggio a entità verificate, la coerenza dei dati tra tutte le fonti: sono questi i nuovi segnali di affidabilità, perché sono gli unici che un agente può controllare da solo. La reputazione, per una macchina, è una catena di affermazioni verificabili.

Perché non è un futuro lontano

Si potrebbe pensare che tutto questo riguardi un domani remoto. Non è così. Il primo livello, l'AI che cerca e raccomanda, è già nelle abitudini di milioni di persone. Il secondo, l'agente che agisce, sta emergendo adesso, mentre l'infrastruttura dati della maggior parte delle imprese è ancora povera. È esattamente la finestra in cui conviene muoversi: chi dichiara la propria identità ora diventa uno dei pochi riferimenti chiari quando gli agenti inizieranno a scegliere su larga scala.

I numeri lo confermano. Gartner prevede che entro il 2028 il 90% degli acquisti B2B sarà intermediato da agenti AI, con oltre 15.000 miliardi di dollari di spesa che passeranno attraverso scambi tra agenti, e che gli agenti supereranno di dieci volte i venditori umani: sono proiezioni, non certezze, ma indicano una direzione difficile da ignorare. E sul fronte dei consumatori il fenomeno è già misurabile: secondo Adobe Analytics, durante le festività del 2025 il traffico verso i siti di e-commerce proveniente da fonti AI generative è cresciuto di quasi il 700% su base annua, con tassi di conversione superiori di circa un terzo rispetto agli altri canali.

E gli ancoraggi a fonti verificabili non si consumano. A differenza di una campagna, che smette di lavorare quando smetti di pagarla, una dichiarazione strutturata si deposita e si rinforza nel tempo. Arrivare presto significa essere già leggibili quando gli altri cominceranno a esserlo, in una posizione difficile da scalzare.

La vera posta in gioco: la sovranità sulla tua narrativa

C'è una ragione per cui questo tema, per me, non è una tecnica ma una questione di principio. Quando un agente non trova dati chiari, non rinuncia: riempie i vuoti. Decide lui chi sei, cosa fai, cosa rappresenti, sulla base di ciò che riesce a inferire. In quel momento la tua narrativa non la governi più tu: la governa la macchina, con le informazioni che ha trovato, comprese quelle sbagliate, vecchie o di un omonimo.

Dichiarare la propria identità in dati strutturati è il modo per riprendersi quel controllo. Non è ottimizzazione, è sovranità: decidere cosa i sistemi sanno di te, e come, invece di lasciare che lo decidano per te. Il Business to Agent, in fondo, è questo: la versione operativa dell'idea che governare la propria narrativa digitale, in un mondo in cui sono le AI a definirla, è un diritto da esercitare, non da subire.

Non è solo una questione di marketing. Il lessico della sovranità è già nelle politiche pubbliche: la strategia europea per i dati parla apertamente di «sovranità dei dati», la Strategia Italiana per l'Intelligenza Artificiale 2024-2026 di AgID affronta la sovranità tecnologica e digitale, e l'AI Act europeo - il Regolamento (UE) 2024/1689, in vigore dall'agosto 2024 - fissa le regole del gioco. La sovranità narrativa è la versione individuale e d'impresa di quello stesso principio: restare l'autore della propria storia anche quando le decisioni passano per le macchine.

Da dove si parte

Il primo passo è sempre lo stesso, ed è disarmante nella sua semplicità: chiedere ai principali sistemi AI cosa sanno oggi di te o della tua impresa, e osservare cosa è corretto, cosa manca e cosa viene inventato. Quella fotografia dice esattamente quanto della tua narrativa stai già delegando alla macchina.

Da lì il lavoro è dichiarare ciò che vuoi sia trattato come fatto: identità, offerta, valori, prove, collegati alle entità giuste e a fonti verificabili. Non per piacere a un algoritmo, ma per restare l'autore della propria storia anche quando a leggerla è un agente.

L'evoluzione verso gli agenti intelligenti rappresenta la nuova frontiera della GEO (Generative Engine Optimization), ridefinendo il modo in cui i brand dichiarano la propria identità e offerta alle macchine.

Riferimenti essenziali

  • Aggarwal P. et al., «GEO: Generative Engine Optimization», Proceedings of KDD 2024 (ACM SIGKDD) - arxiv.org/abs/2311.09735
  • Lewis P. et al., «Retrieval-Augmented Generation for Knowledge-Intensive NLP Tasks», NeurIPS 2020 - arxiv.org/abs/2005.11401
  • Anthropic, «Introducing the Model Context Protocol», 2024 - anthropic.com
  • OpenAI, «Buy it in ChatGPT» (Instant Checkout / Agentic Commerce Protocol con Stripe), 2025 - openai.com
  • Gartner, previsioni sugli acquisti B2B intermediati da agenti AI entro il 2028 - gartner.com
  • Patagonia, «Earth is now our only shareholder», 2022 - patagoniaworks.com
  • Patagonia Europe, markup Organization con campo owner: "The Earth" - eu.patagonia.com
  • Unione Europea, Regolamento (UE) 2024/1689 (Artificial Intelligence Act) - eur-lex.europa.eu
  • AgID, Strategia Italiana per l'Intelligenza Artificiale 2024-2026 - agid.gov.it

Lavoro con professionisti, imprese e organizzazioni per dichiarare la loro identità in dati strutturati, così che i sistemi AI, e gli agenti che ne nasceranno, li leggano come fatti e non come ipotesi.